Cabaret Voltaire
Il Cabaret Voltaire, culla delle origini del Dadaismo, è un locale d’intrattenimento con intenzioni artistiche e politiche sperimentali di Zurigo fondato nel 1916 da Hugo Ball scrittore, poeta e regista teatrale tedesco, e da Emmy Hennings ballerina, poetessa e artista tedesca. Insieme a Tristan Tzara, poeta di origine rumena e autore del manifesto del movimento, Ball, Hennings e altri diedero origine al Dadaismo nel 1918.
Senza entrare nel merito delle vicende che hanno caratterizzato in quel periodo il movimento, poniamo alcune riflessioni concettuali, soffermandoci principalmente sul “pensiero Dada”
Dada non significa nulla, e in quell’apparente nuda vacuità del nulla troviamo il tutto, opposto al conforme e limitante conformismo. Un movimento rivoluzionario di pensiero che si è manifestato e ancora si manifesta tra le pieghe dell’insofferenza intellettuale, discorde, difforme, dissonante, disarmonico e dissacrante.
Dada è un eroico atto di liberazione della mente, imprigionata nelle granitiche e debilitanti convenzioni intellettuali, sociali e politiche, incatenata dalle sterili prassi razionalistiche, oltre i protocolli, i costumi, le usanze, le regole, una fuga del pensiero che espande il suo orizzonte all’infinito.
Dada è un concetto universale, vive nel presente ma era ben presente anche nel passato, molto prima della sua informale consacrazione. In ciascun essere umano c’è una componente Dada, un recondito e istintuale sogno di libertà, un irrefrenabile impulso, un incontenibile slancio creativo, un soffio vitale che allorché represso genera frustrazione, mortificazione e avvilimento.
Dada nella sua essenza discorda dal dadaismo, vive nel suo presente il piacere dell’imprevedibile decontestualizzazione, si oppone con forza sorprendente a qualsiasi catalogante rubricazione, disprezza la replica come pratica strumentale.
Dada si annida nel profondo della storia, influente e determinante, ha lasciato tracce anche nel passato, illeggibili e spesso osteggiate, impulsi istintoidi non conformi che hanno segnato e ostacolato la vita artistica di pittori, scultori, musicisti e letterati.
Carlo Vighi

