Fa discutere una decisione del Tribunale di Roma che, con sentenza n. 9135 del 19 novembre 2025, ha ritenuto legittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo fondato sulla sostituzione del lavoratore con sistemi di intelligenza artificiale.
È inutile girarci intorno: questa sentenza rappresenta una svolta storica.
Non perché sancisca qualcosa di “nuovo” dal punto di vista tecnico, ma perché certifica ufficialmente ciò che stava già accadendo, nel silenzio generale, ed è proprio questo il punto.
Non è l’intelligenza artificiale il problema
L’errore più grande sarebbe prendersela con l’IA, l’intelligenza artificiale non decide da sola, non vota, non legifera, non governa, fa ciò per cui è progettata: ottimizza, riduce i costi, accelera i processi, rende scalabile ciò che prima non lo era.
Attribuirle una colpa è una scorciatoia comoda, ma falsa, Il vero problema non è la tecnologia, è l’assenza di una guida politica capace di governarne gli effetti.
La politica non è impreparata. È assente.
Da anni l’evoluzione dell’IA è sotto gli occhi di tutti. Le conseguenze sul lavoro, sulla formazione, sull’organizzazione sociale erano ampiamente prevedibili.
Eppure:
- non esiste una strategia chiara sul lavoro nell’era dell’IA
- non esistono concretamente vincoli etici operativi
- non esistono strumenti di accompagnamento strutturale
- non esiste il coraggio di dire “qui sì, qui no, qui con condizioni”
La politica ha scelto la via più semplice: non decidere.
Non per ignoranza, ma per convenienza. Decidere significa sporcarsi le mani, scontentare qualcuno, assumersi responsabilità, molto più facile mettere la testa sotto la sabbia e lasciare che il mercato faccia il suo corso.
Quando decide il Tribunale, è già troppo tardi
Un tribunale non governa il cambiamento, un tribunale interviene quando il cambiamento è già avvenuto.
Quando arriva una sentenza:
- il lavoratore è già fuori
- l’organizzazione è già cambiata
- la tecnologia è già operativa
Il giudice non sceglie un modello di società, applica norme esistenti a fatti compiuti, questa sentenza non crea un precedente “pericoloso”, crea una presa d’atto ufficiale, il lavoro è entrato definitivamente nel perimetro del calcolo economico.
E se il calcolo resta l’unico criterio, il risultato è matematico.
Il vero nodo: decidere prima, non dopo
Il tema non è vietare l’intelligenza artificiale, sarebbe irrealistico e miope, il tema è governarla prima che governi tutto il resto.
Significa introdurre criteri etici a monte, non come correttivo tardivo, significa stabilire che non tutto ciò che è efficiente è automaticamente giusto, significa trasformare il lavoro senza disumanizzarlo.
Se questa responsabilità non viene assunta dalla politica, finirà inevitabilmente sulle scrivanie dei tribunali.
E quando è il Tribunale a dover decidere, la politica ha già rinunciato al suo ruolo.
Una domanda che non possiamo più evitare
Questa sentenza ci obbliga a una domanda scomoda, ma necessaria:
Vogliamo che il futuro del lavoro venga deciso solo dal mercato o vogliamo avere il coraggio di governarlo prima?
L’intelligenza artificiale non aspetta, il calcolo non ha esitazioni, l’etica, se non entra nel modello decisionale, resta un commento a margine.


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