eticamente.blog nasce dall’esigenza di dare ordine e continuità a una riflessione sull’Intelligenza Artificiale che non si fermi alla tecnologia.

Qui sono raccolti articoli e appunti dedicati all’etica applicata all’IA, alle sue conseguenze reali su imprese, lavoro e società, e al modo in cui queste tecnologie dovrebbero essere pensate prima di essere adottate.

Non è un sito di notizie, né uno spazio promozionale, è un luogo di approfondimento per chi preferisce capire prima di applicare.

PER UN’EQUA DISTRIBUZIONE DELLE OPPORTUNITÀ DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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L’innovazione non può diventare il privilegio di chi possiede più capitale, più conoscenze e maggiore potere tecnologico

L’intelligenza artificiale promette di aumentare la produttività, migliorare i servizi, facilitare l’accesso alla conoscenza e creare nuove possibilità di lavoro e di impresa. Ma una domanda continua a rimanere ai margini del dibattito pubblico:

chi potrà realmente beneficiare di queste opportunità?

Se l’accesso consapevole all’intelligenza artificiale dipenderà esclusivamente dal reddito, dalla dimensione dell’impresa, dal livello di istruzione o dalla possibilità di acquistare consulenza specialistica, non avremo costruito una società più avanzata, avremo semplicemente creato una nuova forma di disuguaglianza.

Da una parte ci saranno grandi imprese, organizzazioni strutturate, professionisti preparati e cittadini culturalmente attrezzati, dall’altra piccole attività, lavoratori, famiglie, anziani, territori periferici e persone prive degli strumenti necessari per comprendere ciò che sta accadendo.

La nuova divisione sociale non sarà soltanto tra ricchi e poveri.

Sarà anche tra chi saprà utilizzare e governare l’intelligenza artificiale

e

chi sarà utilizzato e governato attraverso l’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale non può essere lasciata esclusivamente al mercato

Non perché il business sia un nemico, il mercato è necessario per sviluppare tecnologie, prodotti, servizi e applicazioni. Le imprese hanno il compito di innovare, investire, competere e creare valore.

Ma il mercato, da solo, non possiede il compito di garantire equità, inclusione e rappresentanza a chi rischia di rimanere indietro, l’intelligenza artificiale è troppo importante per essere governata esclusivamente dalle logiche commerciali.

Le sue conseguenze riguarderanno il lavoro, l’istruzione, la sanità, l’informazione, l’accesso ai servizi, le relazioni sociali, la sicurezza e la capacità stessa delle persone di orientarsi nella realtà.

Per questo la politica non può limitarsi a osservare.

Non basta incentivare startup, finanziare infrastrutture o celebrare l’innovazione, occorre costruire un progetto pubblico capace di distribuire non soltanto i rischi, ma anche le opportunità.

Non basta regolamentare i pericoli

Gran parte del dibattito sull’intelligenza artificiale si concentra giustamente sui rischi: manipolazione, errori, discriminazioni, perdita di controllo, uso improprio dei dati, sostituzione di attività lavorative, ma esiste un altro tema altrettanto importante.

Chi avrà accesso ai benefici?

Chi potrà utilizzare strumenti avanzati per lavorare meglio, apprendere più velocemente, sviluppare un’attività, migliorare un servizio o accedere a nuove conoscenze? E chi, invece, resterà escluso perché non possiede competenze, risorse economiche o supporto adeguato?

Se le opportunità dell’IA saranno concentrate nelle mani di pochi, mentre i costi sociali e occupazionali saranno distribuiti su molti, l’innovazione diventerà un moltiplicatore di disuguaglianza. Non basta quindi regolamentare i rischi dell’intelligenza artificiale, occorre distribuire anche le sue opportunità.

Una nuova responsabilità pubblica

Chi si prepara ad assumere responsabilità politiche e istituzionali dovrebbe inserire nei propri programmi un impegno preciso:

garantire un accesso più equo, consapevole e responsabile all’intelligenza artificiale.

  • significa investire nell’alfabetizzazione dei cittadini, dei lavoratori, delle imprese e dei professionisti.
  • Significa accompagnare le piccole e medie imprese, affinché l’IA non diventi un vantaggio riservato soltanto alle grandi organizzazioni.
  • Significa proteggere le persone più fragili dalle decisioni automatizzate incomprensibili, dalle truffe, dalla manipolazione e dall’esclusione digitale.
  • Significa preparare i lavoratori prima che la trasformazione avvenga, non soltanto quando il posto di lavoro è già stato perduto o profondamente modificato.
  • Significa garantire che nelle decisioni che incidono sui diritti, sulla dignità e sulla vita delle persone rimanga sempre riconoscibile una responsabilità umana.
  • Significa ridurre le disuguaglianze territoriali, affinché anche i piccoli comuni, le aree interne e le realtà meno strutturate possano beneficiare delle nuove tecnologie.

Una questione di libertà

Non si tratta di assistenzialismo, Non si tratta di rendere tutti programmatori o specialisti.

Si tratta di libertà.

Una persona è davvero libera soltanto quando possiede gli strumenti minimi per comprendere ciò che condiziona il proprio lavoro, le proprie scelte e la propria percezione della realtà.

L’accesso tecnico non è sufficiente!

Avere a disposizione uno strumento non significa saperlo utilizzare, comprenderne i limiti o riconoscerne gli abusi. L’inclusione, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, non significa soltanto consentire a tutti di entrare in una piattaforma, significa permettere a tutti di sapere che cosa stanno utilizzando, per quale scopo, con quali rischi e con quale responsabilità.

La posizione di AIONETICA

AIONETICA non è contro l’impresa, il mercato o l’innovazione, è contraria a un modello nel quale i benefici dell’intelligenza artificiale si concentrano nelle mani di pochi, mentre i costi sociali, occupazionali e cognitivi vengono distribuiti su tutti gli altri.

Il nostro obiettivo è contribuire a ridurre la distanza tra le persone e le tecnologie che stanno trasformando la società.

Attraverso alfabetizzazione, ascolto, strumenti di tutela e proposte istituzionali, intendiamo promuovere un uso dell’intelligenza artificiale più accessibile, comprensibile e governabile.

Nessuno dovrebbe essere costretto a subire l’intelligenza artificiale per mancanza di conoscenza, strumenti, risorse o rappresentanza, ed allo stesso tempo, nessuno dovrebbe essere escluso dalle opportunità che essa può generare.

Un impegno da assumere adesso

Chiediamo a chi si prepara ad assumere responsabilità pubbliche di non limitarsi a parlare di innovazione, competitività e modernizzazione.

Occorre assumere un impegno più profondo: garantire un’equa distribuzione delle opportunità dell’intelligenza artificiale.

Non soltanto più tecnologia, dunque.

  • Ma più conoscenza.
  • Più accesso.
  • Più responsabilità.
  • Più capacità di scelta.
  • Più libertà.

Perché una società nella quale pochi governano l’intelligenza artificiale e molti ne subiscono le conseguenze non sarà una società tecnologicamente evoluta.

Sarà soltanto una società più diseguale.

Questo articolo rappresenta il preludio del programma che il sottoscritto intende sviluppare nell’ambito della propria attività istituzionale a Roma: un progetto concreto affinché le opportunità dell’intelligenza artificiale non restino concentrate nelle mani di pochi, ma diventino accessibili, comprensibili e utili anche a chi oggi rischia di subirne soltanto le conseguenze.


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