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Qui sono raccolti articoli e appunti dedicati all’etica applicata all’IA, alle sue conseguenze reali su imprese, lavoro e società, e al modo in cui queste tecnologie dovrebbero essere pensate prima di essere adottate.

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE: ORIENTARSI NELLA TEMPESTA DI SABBIA

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Tra promesse, allarmi e linguaggi specialistici, quale spazio rimane per chi desidera semplicemente conoscere e comprendere la IA?

Dentro la tempesta di sabbia

Tutti spiegano, ma a chi?

Provate a dire, durante una conversazione sull’intelligenza artificiale, che non l’avete mai utilizzata, potreste incontrare qualcuno disposto a mostrarvela con semplicità; potreste anche ricevere quello sguardo, a metà fra lo stupore e la commiserazione, riservato a chi si presenta alla stazione dopo la partenza dell’ultimo treno. Seguirà probabilmente un elenco di cose che avreste già dovuto conoscere, acquistare e introdurre nella vostra attività.

Eppure, fino a un momento prima, stavate facendo il vostro mestiere: amministrando un’impresa, seguendo clienti, lavorando in un ufficio, occupandovi di persone, è curioso come bastino alcune parole sconosciute per far sembrare improvvisamente insufficiente un’intera esperienza.

La domanda che dovremmo porci è piuttosto semplice: quale possibilità di orientamento stiamo offrendo a chi si avvicina oggi all’IA? Perché fra annunci, eventi, corsi e proclami potrebbe esserci qualcuno che desidera sapere anzitutto che cosa sia, dove si trovi e a che cosa possa servirgli. Avrebbe diritto a una risposta comprensibile prima di ricevere un preventivo.

La stagione dei pavoni tecnologici

Tempo fa li chiamavo “pavoni tecnologici”: personaggi abili nell’esibire il sapere, con una ruota di termini specialistici, titoli e frequentazioni che lascia poco spazio alle domande, l’interlocutore guarda, ascolta e dovrebbe possibilmente ammirare.

Nella scarsa visibilità può prosperare chi scambia la sicurezza dell’esposizione per una prova sufficiente della propria competenza, oppure la usa consapevolmente per ottenere credito. Il meccanismo diventa particolarmente efficace quando chi ascolta non dispone ancora degli strumenti necessari per distinguere una spiegazione rigorosa da una recita ben preparata.

Naturalmente il linguaggio tecnico ha una funzione precisa e le collaborazioni possono produrre ottimi risultati. Ma una fotografia accanto a un personaggio autorevole documenta un incontro, un protocollo documenta un accordo, per sapere poi che cosa ne ricaverà un’impresa o un cittadino occorre ancora esaminare il lavoro.

È qui che il pavone dovrebbe richiudere la ruota e mostrarci qualcosa.

Una domanda può disturbare la rappresentazione

Immaginiamo che qualcuno proponga a una piccola impresa un assistente capace di rispondere ai clienti e alleggerire il lavoro dell’ufficio. La dimostrazione procede magnificamente: domande ben formulate, risposte rapide, nessuna esitazione. Poi il titolare interviene: «Facciamogli una domanda alla quale i documenti forniti non rispondono, che cosa succede?».

Questa semplice prova può insegnare più di molte dichiarazioni, l’assistente riconosce che gli mancano informazioni? Chiede un chiarimento? Indica una persona da contattare? Oppure costruisce una risposta plausibile, magari promettendo un servizio che l’azienda non offre?

Una prova isolata non esaurisce la valutazione, ma apre finalmente una conversazione utile. Diventa possibile parlare dei limiti, dei controlli e del lavoro necessario per mantenere aggiornate le informazioni. Anche il preventivo acquista un significato più preciso, perché il cliente comincia a comprendere che cosa sta comprando.

Un professionista preparato ha buone ragioni per accogliere queste domande, se invece ogni richiesta di chiarimento provoca impazienza, oppure viene sommersa da nuove parole oscure, vale la pena prendersi il tempo di approfondire prima di decidere, il denaro è nostro, e anche le conseguenze della scelta.

Il cliente non deve sostenere un esame

Una delle scene più mortificanti è quella della persona che annuisce per nascondere di aver perso il filo, può accadere a chiunque, anche a chi possiede cultura ed esperienza, quando il discorso entra in un campo poco conosciuto e chiedere una spiegazione sembra esporre al giudizio degli altri.

Chi comunica dovrebbe accorgersene, rallentare, trovare un esempio. Talvolta basterebbe spiegare che “prompt” significa, in quel contesto, la richiesta o l’istruzione che diamo al sistema, per consentire a qualcuno di rientrare nella conversazione. A quel punto si potrà approfondire, mostrando perché una richiesta precisa aiuti e perché, comunque, la risposta debba essere valutata.

Rendere accessibile un concetto richiede preparazione e sensibilità, bisogna scegliere le parole pensando alla persona che le riceverà, alla sua esperienza e alle domande che forse non ha ancora trovato il modo di formulare. La difficoltà di chi ascolta ci riguarda, soprattutto se siamo stati noi a invitarlo a una lezione o a proporgli un servizio. Da vecchio dirigente ricordo una raccomandazione da un Senior: “mai parlare per scontati”.

L’IA è già abbastanza complessa: possiamo risparmiarle il contributo della nostra vanità.

La competenza si vede anche quando costa

Ci sono comportamenti che aiutano a valutare un professionista quanto e talvolta più della sua presentazione. Penso a chi, dopo aver ascoltato un cliente, gli dice che per il momento può bastare uno strumento già disponibile, a chi riconosce che un’applicazione richiederebbe un investimento sproporzionato, a chi ammette di dover verificare una risposta prima di darla per certa.

In questi casi l’onestà può costare una vendita, l’umiltà può interrompere una dimostrazione brillante e la prudenza può rallentare un progetto. Proprio per questo diventano riconoscibili: producono una conseguenza concreta nel rapporto con l’altro.

Anche la pazienza ha un costo, misurabile nel tempo dedicato a spiegare nuovamente un passaggio è un tempo che chi si occupa di formazione deve mettere in conto, insieme alla disponibilità ad ascoltare osservazioni nate da esperienze differenti dalla propria. Un artigiano può ignorare il funzionamento di un modello di IA e riconoscere immediatamente che la soluzione proposta non reggerebbe una giornata nella sua officina.

Sarebbe un peccato perdere quell’osservazione perché eravamo troppo occupati a parlare.

Non è mai troppo tardi, se qualcuno trova il tempo

Per molti della mia generazione il ricordo di Manzi conserva una forza affettiva particolare, in quel “Non è mai troppo tardi” c’era la possibilità di avvicinarsi alla conoscenza senza sentirsi fuori posto, con la fiducia che qualcuno avrebbe trovato il modo di accompagnarci.

Oggi abbiamo bisogno anche di questo spirito, le persone che ancora non utilizzano l’intelligenza artificiale hanno storie e motivazioni differenti: possono aver avuto altre priorità, non averne riconosciuto l’utilità, aver incontrato spiegazioni scoraggianti o nutrire dubbi legittimi. Conoscerle e ascoltarle sarebbe un buon punto di partenza per costruire occasioni di apprendimento.

La responsabilità riguarda chi insegna, chi vende servizi, le imprese e le istituzioni che promuovono la diffusione della tecnologia, se chiediamo alle persone di partecipare a un cambiamento, dobbiamo anche offrire loro il tempo, il linguaggio e gli strumenti necessari per comprenderlo.

Alla prossima presentazione, chi conduce potrebbe allora fermarsi e chiedere: «Quale passaggio merita un esempio?». Forse qualcuno parlerà, altri tireranno un sospiro di sollievo e la conversazione comincerà finalmente a essere utile, il pavone, per qualche minuto, può aspettare.

Intanto, a chi si presenta come esperto e propone soluzioni mirabolanti per le imprese, suggerisco di rivolgere qualche domanda mirata:

  • Quali esperienze concrete sostengono la competenza che dichiara?
  • Quali sistemi di intelligenza artificiale ha personalmente configurato, sperimentato e messo in funzione presso imprese o professionisti?
  • Quali compiti svolgono oggi quei sistemi, con quale autonomia, quali controlli umani e quali risultati verificabili?
  • Può mostrarci anche un caso in cui il sistema ha sbagliato e spiegare come è intervenuto?

Carlo Vighi — AIONETICA


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